mercoledì 4 marzo 2009

La preghiera del giusto e la risposta del Signore degli Eserciti

Gli ultimi tre capitoli del libro di Isaia riportano in profezia la preghiera di un popolo deportato che si rivolge a Dio nella speranza della liberazione e la risposta di Dio a tale invocazione.

Questa preghiera parte con un’invocazione del ricordo delle bontà di Dio nel tempo passato (63:7-14). Senza una tale premessa nessun credente potrebbe accostarsi con fede per fare una qualsiasi richiesta a Dio. Il ricordo delle sue bontà, invece, riempie il nostro cuore di speranza sapendo che come Dio è intervenuto potentemente in passato così interverrà ancora per aiutarci nel futuro. Le bontà rievocate dal profeta riguardano la grande liberazione che il Signore degli Eserciti attuò per il popolo d’Israele ai tempi di Faraone. In questi versetti ben tre volte viene nominato lo Spirito Santo:
v.10 “essi contristarono lo Spirito santo”. Lo Spirito Santo si rallegra o rattrista in base al comportamento del credente. Questo ci rimanda ad Ef 4:25-32. Allora lo Spirito Santo abitava in mezzo al popolo di Dio (Is 63:11) oggi abita nel cuore stesso del credente, eppure oggi come allora Egli gioisce o s’indigna in base alla condotta del cristiano.
v.11-12 “fece andare il suo braccio glorioso”. Lo Spirito Santo ha tutta la potenza necessaria a compiere le opere di Dio. Questa forza è oggi una risorsa presente in ogni figlio di Dio. (At 1:8)
v14 “lo Spirito del Signore li condusse al riposo”. Lo Spirito Santo è per noi la guida di Dio in tutta la verità (Giov 16:12).

La preghiera di Isaia si volge quindi alla misera condizione del popolo: v19 “noi siamo diventati come quelli che tu non hai mai governati, come quelli che non portano il tuo nome!” e si conclude con la richiesta di un intervento diretto da parte di Dio: v.64:1 “Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi!”.

Dio non manca di rispondere a questa preghiera e la sua risposta può essere riassunta così (Is 65:8-12): “Come quando si trova del frutto in un grappolo, si dice: non lo distruggere perché lì c’è una benedizione”, così farò io per amore dei miei servi, e non distruggerò tutto. Io farò uscire da Giacobbe una discendenza e da Giuda un erede dei miei monti; i miei eletti possederanno il paese, i miei servi vi abiteranno... Ma voi che abbandonate il Signore... io vi destino alla spada”. C’è un residuo fedele (Rm11) che benché partecipi alla punizione del popolo ne sopravviverà per entrare in gloria nei “nuovi cieli e nuova terra” (Is 65:17-66:22) che Dio ha preparato per coloro che lo amano.

(-fine-)

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