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giovedì 20 agosto 2009

IL VALORE DEL VOTO

Levitico 27. Un voto fatto all'Eterno poteva costare molto caro.

Riscattare un maschio adulto consacrato al Signore poteva costare cinquanta sicli d'argento ovvero cinquanta mesi di paga (v.3)!

Avere un ripensamento su una terra che avevi consacrata all'Eterno ti costava il valore di quella terra aumentato di un quinto (v.19)! E se facevi finta di niente e vendevi una terra che avevi consacrato a Dio, quando al giubileo tutti gli altri venditori tornavano in possesso delle loro proprietà, la tua terra diventava proprietà del sacerdote e non potevi più riscattarla perché non avevi pagato a suo tempo (v.20).

Lo scopo di questi pagamenti era certamente quello di dissuadere gli uomini dal fare voti alla leggera.


Il voto è un impegno solenne o un giuramento fatto al Signore (Nu 30:2), è un impegno sacro (Pr 20:25).

Il primo esempio di voto nella Bibbia è quello di Giacobbe che, giunto a Betel, disse: "Se Dio è con me, se mi protegge durante questo viaggio che sto facendo, se mi dà pane da mangiare e vesti da coprirmi, e se ritorno sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio e questa pietra, che ho eretta come monumento, sarà la casa di Dio; di tutto quello che mi darai, io certamente ti darò la decima" (Gen 28).

Il voto è un impegno volontario e non un comandamento di Dio.


"Quando avrai fatto un voto al Signore tuo Dio, non tarderai ad adempierlo poiché il Signore, il tuo Dio, te ne domanderebbe certamente conto e tu saresti colpevole; ma se ti astieni dal fare voti non commetti peccato. Mantieni e metti in pratica la parola uscita dalle tue labbra: opera secondo il voto che avrai fatto volontariamente al SIGNORE tuo Dio, e che la tua bocca avrà pronunziato. (De 23:21-23)


«Questo è l'ordine dato dal SIGNORE: quando uno avrà fatto un voto al SIGNORE o avrà con giuramento assunto un solenne impegno, non verrà meno alla sua parola, ma metterà in pratica tutto quello che ha promesso.(Nu 30:2)

È pericoloso per l'uomo prendere alla leggera un impegno sacro,
e riflettere solo dopo aver fatto un voto.(Prov 20:25)

Quando hai fatto un voto a Dio, non indugiare ad adempierlo; perché egli non si compiace degli stolti; adempi il voto che hai fatto.(Ec 5:4)

Agli occhi di Dio la parola data ha un grande valore. Egli dice una cosa e quella cosa esiste. In Dio non c’è mutamento ma la sua parola è pienamente affidabile. Così dev’essere chi ama Dio. Nel Salmo 15 leggiamo che ciò che contraddistingue il giusto è la sua lingua, pura, sincera, che non cambia, nemmeno se ha giurato a suo danno.

In Matteo 5 al v.33 riceviamo istruzioni riguardo al giuramento e all’impegnarsi con Dio tramite giuramento. Da questo passo capiamo che non abbiamo bisogno di impegni solenni per mantenere la parola data ma che un semplice “si” dovrebbe essere vincolante come un giuramento. Non dobbiamo essere superficiali nel parlare e se diciamo un si, così sia.

Anche Dio ha detto un si una volta per sempre in Cristo Gesù. Tutte le sue promesse fatte anticamente nelle Scritture hanno avuto il loro “così sia” in Cristo Gesù. E quale fine avremmo fatto se il parlare di Dio fosse stato allo stesso tempo un si e un no? (2Co 1:17-22)


giovedì 4 giugno 2009

ANIMALI PURI E IMPURI

In Levitico 11 e nel passo parallelo di Deuteronomio 14 vengono elencati gli animali puri e gli animali impuri. Questa differenziazione non è una novità della legge di Mosè (che ha provveduto a metterla per iscritto) ma già veniva fatta, per esempio, ai tempi della Genesi.
Quando il Signore parlò a Noè disse (Genesi 7:2-3): Di ogni specie di animali puri prendine sette paia, maschio e femmina; e degli animali impuri un paio, maschio e femmina. Anche degli uccelli del cielo prendine sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza sulla faccia di tutta la terra. Quindi a Noè qualcuno aveva già spiegato questa distinzione perché Dio gli parla dando la cosa per scontata. Forse questa conoscenza risale ai tempi di Adamo e della caduta quando Dio coprì di pelli la nudità dell’uomo. Queste pelli provengono da un sacrificio animale, forse in quell’occasione Dio fece distinzione tra animali graditi per il sacrificio e non. Anche Abele offerse in sacrificio a Dio un animale puro (primogenito di pecora) e il suo grasso.
Gli animali puri espressamente elencati in Deuteronomio 14 sono (v.4): il bue, la pecora, la capra, il cervo, la gazzella, il daino, lo stambecco, l’antilope, il capriolo e il camoscio. Tutti gli animali puri avevano in comune tre cose: (Le 11:3) l’unghia spartita, il piede forcuto e la ruminazione. Il coniglio, il maiale e il cavallo che alcuni di noi mangiano sono dunque animali impuri. Alla lista dei puri si aggiungono anche gli animali acquatici con pinne e squame. Sono dunque bandite le cozze, le vongole, i gamberetti, l’anguilla, che comunemente mangiamo. Lo struzzo che di recente è entrato di moda è un animale impuro. Sono invece puri animali che non avremmo nemmeno il coraggio di assaggiare come le cavallette, le locuste e i grilli. Anche il cane e il gatto che oggi sono i migliori amici dell’uomo sono animali impuri.
Possiamo dunque cercare di comprendere come dovrebbe sentirsi un ebreo ortodosso in mezzo a una società come la nostra. Distinguere il puro dall’impuro è una faccenda che richiede grande attenzione e costringe a distinguersi dal mondo che ci circonda.
In effetti era proprio questo lo scopo che si prefiggeva questa prescrizione di Dio:
(Deut 14:1) Voi siete figli per il Signore vostro Dio; non vi fate incisioni addosso e non vi radete tra gli occhi per un morto, poiché tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore ti ha scelto perché tu sia il suo popolo prediletto tra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Non mangerai nessuna cosa abominevole.
Dio dunque prescrisse queste norme perché il popolo si distinguesse dalle nazioni circostanti. Come loro dovevano distinguere tra animali puri e impuri così Dio faceva distinzione tra Israele e tutte le altre nazioni. Ecco perché gli stranieri venivano anche paragonati ai cani (Mt 15:26).
In Atti 10 leggiamo di una svolta storica da questo punto di vista. Pietro è invitato in visione da Dio a mangiare da una tovaglia discesa dal cielo ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. La voce a lui rivolta diceva: le cose che Dio ha purificate, non farle tu impure. Questa visione non dimostrava semplicemente che tutti i cibi sono diventati puri per coloro che credono in Cristo (1Tim 4:3-5), ma soprattutto che (Atti10) “nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato” , “che Dio non ha riguardi personali ma che in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito” e (Atti11) “Dio ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita”.
In Efesini 2 è ulteriormente spiegato questo miracolo di Dio. “Dio ha vivificato anche voi, che un tempo eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati” “Perciò ricordatevi che un tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi” “ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù voi che eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo” “perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito” “voi pure entrate a far parte dell’edificio che ha da servire come dimora di Dio per mezzo dello Spirito” cioè della chiesa. Nel corpo di Cristo non c’è più distinzione tra ebrei e stranieri così anche la rappresentazione di questa realtà (la distinzione tra animali puri e impuri) non ha più valore e un Ebreo che crede in Cristo può mangiare tutte le cose buone che Dio ha creato con ringraziamento e così lo straniero non è costretto ad astenersi.
Allora il credente non ha più nulla a che fare con il puro e l’impuro? No. Anche il cristiano è esortato a distinguere tra giustizia e ingiustizia, tra fedele e infedele, tra Cristo e Satana, fra il tempio di Dio e gli Idoli. In 2Co6:17 questa realtà è paragonata a quella distinzione che una volta si faceva tra animale puro e animale impuro. Ogni figlio di Dio è chiamato allo stesso rigore nel discernere la volontà di Dio ed evitare ogni cosa che ci possa soggiogare all’infedele. Il giogo era un vincolo che costringeva due animali a fare lo stesso percorso. Anche noi dobbiamo evitare ogni legame che ci costringerebbe a fare un compromesso con un infedele a scapito della parola di Dio per esempio un matrimonio, una società, un’amicizia profonda, un patto, un certo contratto, una qualsiasi cosa che per farla richieda assoluta concordia, sintonia di cuore . “Quale rapporto...quale comunione...quale accordo...quale relazione...quale armonia” potrebbe mai esservi? “Non vi ingannate: le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” 1Co 15:33.

mercoledì 1 aprile 2009

Le Feste Annuali

Levitico 23 descrive le sette feste solenni comandate da Dio al popolo d’Israele.
La prima di queste è la festa settimanale del riposo o sabato.
Le altre sei sono invece feste che venivano celebrate una volta all’anno.
Premesso che il primo mese del calendario sacro era il mese di Nisan (all’incirca corrispondende al nostro Aprile), le feste annuali possono essere divise in due gruppi:

LE FESTE DEL PRIMO SEMESTE (PRIMAVERA-ESTATE):
  1. LA PASQUA all’imbrunire del 14 giorno di Nisan, secondo il comandamento di Esodo 12, ogni famiglia immolava un agnello scelto quattro giorni prima e col sangue aspergeva gli stipiti e l’architrave della porta di casa per commemorare quando il Signore “passò oltre (pasqua=passare oltre) le case dei figli d’Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e salvò le nostre case” (Es12:25).
  2. GLI AZZIMI per sette giorni dalla pasqua era bandita ogni forma di lievito nelle case
  3. LE PRIMIZIE l’ottavo giorno dalla pasqua cioè il giorno dopo la fine degli azzimi si dedicava all’Eterno il primo fascio di spighe della mietitura dell’orzo. Se il primo fascio (la primizia) non veniva consacrato nessuno doveva mangiare del raccolto.
  4. LA PENTECOSTE o FESTA DELLA MIETITURA o DELLE SETTIMANE sette settimane dopo la festa delle primizie
LE FESTE DEL SETTIMO MESE (AUTUNNO)
  1. LE TROMBE il primo giorno del settimo mese
  2. LE ESPIAZIONI il decimo giorno del settimo mese
  3. LE CAPANNE o TABERNACOLI per sette giorni dal 15 del settimo mese gli Israeliti vivevano in capanne per commemorare la liberazione dall’Egitto quando, nel deserto, Israele viveva nelle tende, ma anche per festeggiare l’Eterno per i frutti della terra ricevuta.
Quale valore hanno queste feste per un cristiano? Siamo tenuti a festeggiarle?
Le Scritture, nella lettera ai Galati (es. 3:23-4:12), ci spiegano quale fosse la funzione della legge. Non solo: Paolo riprende seriamente i Galati che festeggiavano queste feste giudaiche. Egli afferma con stupore: “Voi osservate giorni, mesi, stagioni, anni! Io temo di essermi affaticato invano per voi!”. In questo passo l’apostolo ispirato dallo Spirito Santo afferma che la legge (con i suoi rituali) non era altro che un tutore il cui compito era quello di condurci all’età matura (la fede, quando questa sarebbe stata manifestata in Gesù Cristo). Quando siamo sotto un tutore egli è praticamente il nostro padrone e noi dobbiamo fare tutto quello che lui ci dice, ma quando diventiamo maggiorenni il tutore non ha più alcuna autorità su di noi e noi possiamo di diritto ricevere la nostra eredità. La legge, con le sue feste, rappresentava con cose materiali (elementi del mondo) realtà spirituali che non potevamo capire finchè non venne manifestata la grazia.
Nella lettera ai Colossesi 2:16 leggiamo: “nessuno vi giudichi rispetto a (perchè non festeggiate) ... feste, a noviluni e a sabati” e più avanti (v.23): “quelle cose ... non hanno alcun valore servono solo a soddisfare la carne”.
Il rispetto del calendario sacro dell’antico testamento aveva un grande valore pedagogico prima della venuta del Cristo, ma oggi nella vita di un credente può solo portare il figlio di Dio sotto la schiavitù della legge dalla quale è stato affrancato.
Feste, noviluni e sabati sono l’ombra di cose che dovevano avvenire, ma il corpo (cioè la realtà) è in Cristo (Cl 2:16).
Vediamo dunque di seguire “l’ombra” proiettata da queste “feste” per vedere, con l’aiuto delle scritture, quali "cose dovevano avvenire":

LE FESTE DEL PRIMO SEMESTE (PRIMAVERA-ESTATE):
  1. LA PASQUA ovvero l’agnello pasquale è Cristo (1 Co 5:7; 1 Pi 1:19)
  2. GLI AZZIMI la santificazione di chi appartiene a Cristo (1 Co 5:6-8; Ga 5:7-9)
  3. LE PRIMIZIE Cristo è la primizia dei risorti (1 Co 15:20-24)
  4. LA PENTECOSTE o FESTA DELLA MIETITURA o DELLE SETTIMANE la nascita della chiesa con la venuta dello Spirito Santo (At 2:1-4)
LE FESTE DEL SETTIMO MESE (AUTUNNO) sembrano rappresentare realtà che si realizzeranno negli ultimi giorni ma che, ad ogni modo, hanno già il loro “Amen” in Cristo.
  1. LE TROMBE suonano quando il popolo di Dio viene convocato. Una tromba suona quando in 1 Te 4:13-18 si compie la prima parte della resurrezione dei giusti chiamata “rapimento”. In Is 27:13 suona in occasione del ritorno di Israele dalla dispersione tra le nazioni. In Gioele 2:1-3:11 suona per adunare il popolo e portarlo al pentimento.
  2. LE ESPIAZIONI per il residuo d’Israele pentito è pronta in Cristo l’espiazione del peccato (Za 12:10-13:2)
  3. LE CAPANNE o TABERNACOLI Cristo stesso metterà la sua “tenda” nell’Israele salvato e la festa delle capanne diventerà una festa perenne che tutte le nazioni dovranno celebrare (Za 14:16).

Ecco il TABERNACOLO di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate. Apocalisse 21:3-4.

domenica 15 marzo 2009

Il Manuale dei Sacrifici

I primi sette capitoli del Levitico possono essere intitolati “il manuale dei sacrifici”. Per non smarrirsi nella lettura di questo manuale è necessario capire come è stato strutturato.
Innanzi tutto dobbiamo partire dal titolo di questo manuale che, come spesso accade nei testi biblici, è messo alla fine anziché all’inizio come ci verrebbe naturale pensare. In Levitico 7:37 (numerazione della traduzione “nuova riveduta”) leggiamo infatti: “Questa è la legge dell’olocausto, dell’oblazione, del sacrificio espiatorio, del sacrificio per il peccato, della consacrazione e del sacrificio di riconoscenza: legge che il SIGNORE diede a Mosè sul monte Sinai il giorno che ordinò ai figli d’Israele di presentare le loro offerte al SIGNORE nel deserto del Sinai” . Vengono dunque descritti al popolo d’Israele cinque modi per fare offerte al SIGNORE:
  1. L’OLOCAUSTO
  2. L’OBLAZIONE
  3. IL SACRIFICIO ESPIATORIO PER IL PECCATO (INVOLONTARIO)
  4. IL SACRIFICIO DELLA CONSACRAZIONE O PER LA COLPA RIGUARDO A CIO’ CHE DEV’ESSERE CONSACRATO
  5. IL SACRIFICIO DELLA RICONOSCENZA O DEL RINGRAZIAMENTO
Un’altra cosa da capire è che questo manuale è diviso in due parti: la prima per tutto il popolo (1:2 “parla ai figli d’Israele”) e la seconda per i sacerdoti (6:2 “ad Aronne e ai suoi figli”). In entrambe le sezioni si parla di questi sacrifici ma in una piuttosto che nell’altra se ne approfondiscono gli aspetti che possono interessare l’uomo del popolo piuttosto che il sacerdote. Compreso questo, la nostra lettura dovrebbe risultare semplificata.
L’OBLAZIONE consiste in una presentazione di grano od orzo preparati in diverse maniere. E’ l’unico sacrificio che non prevede la morte di un animale (incruento) e quasi sempre accompagnava un sacrificio con spargimento di sangue (cruento).
L’OLOCAUSTO E IL SACRIFICIO DI RINGRAZIAMENTO hanno alcuni aspetti in comune. Per esempio entrambi non sono sacrifici per il perdono dei peccati ma per così dire sacrifici di consacrazione a Dio. Nel primo caso si dedicava (bruciandola sull’altare) la vittima dell’offerta completamente a Dio, nel secondo caso si presentava a Dio un’offerta incruenta (es. la decima) abbinata ad un sacrificio la cui vittima, dopo aver fatto bruciare sull’altare grasso e interiora, veniva in parte mangiata dal sacerdote e in parte dalla famiglia del sacrificatore in luogo sacro. Questi due sacrifici prevedono lo spargimento di sangue, ma solo all’esterno del tabernacolo nella regione dell’altare.
IL SACRIFICIO PER IL PECCATO E QUELLO PER LA COLPA erano invece sacrifici per il perdono dei peccati. Quello per il peccato era un sacrificio che copriva solo i peccati involontari. Se questo peccato aveva coinvolto il sacerdote o l’intera comunità il sangue della vittima veniva sparso fin dentro alla tenda di convegno di fronte alla cortina, se invece aveva coinvolto uno dei capi o qualcuno del popolo il sangue veniva sparso solo nei pressi dell’altare. Il sacrificio per la colpa veniva fatto invece nei casi di appropriazione indebita nei confronti di un uomo o nei confronti di Dio (cap.5) prevedeva la restituzione del dovuto e il sangue della vittima veniva sparso solo nei pressi dell’altare.
Per tutti gli altri peccati “volontari” per deliberata ribellione nei confronti di Dio, non c’era sacrificio fino al giorno dell’espiazione (Le16) e il peccatore poteva solo fare appello unicamente alla compassione di Dio (come Davide nel salmo 51:1,3,16-17).
LA FESTA ANNUALE DELLE ESPIAZIONI (Le16) era l’unico momento in cui il sangue del sacrificio arrivava al di là della cortina direttamente alla presenza del SIGNORE e bagnava il propiziatorio cioè il coperchio dell’arca che copriva la legge. In quell’occasione tutti i peccati della nazione venivano perdonati (v.16) e allontanati nel deserto tramite il capro espiatorio destinato ad Azazel.
La carne dei sacrifici per il perdono dei peccati restava come cibo per il sacerdote tranne nei casi in cui il sangue della vittima fosse entrato nella tenda di convegno (6:17-23). Il corpo di una tale vittima andava interamente bruciato fuori dall’accampamento. In Ebrei 13:11-15 Gesù viene paragonato al corpo del sacrificio del giorno delle espiazioni che santifica tutto il popolo. Anche noi veniamo esortati ad andare a lui e, seguendo il suo esempio, ad essere anche noi dei sacrifici viventi (Rm 12) offrendo a Dio i nostri corpi per fare il bene e le nostre labbra per lodarlo e confessare il suo nome (Eb 13:15).
Come leggiamo in Ebrei 10, Cristo è venuto per sostituirsi a tutti questi “sacrifici, offerte, olocausti, sacrifici per il peccato che sono offerti secondo la legge” (v.8) che non erano in grado di soddisfare la giustizia di Dio (se non tramite la fede nel Cristo venturo) né tanto meno di sgravare la coscienza del peccatore dal proprio peccato.
Egli con un’unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati.(v.14)