domenica 19 luglio 2009

CONOSCENZA ECCELLENTE

Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua resurrezione, la comunione alle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla resurrezione dai morti. Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione. (Filippesi)

Paolo non aveva ancora ottenuto quella che qui chiama "perfezione", ma correva verso quella meta.
In passato aveva messo la sua fiducia nelle pratiche del giudaismo sperando di potere ottenere un qualche vantaggio o guadagno alla presenza di Dio. Poi ha capito che questa era solo spazzatura ovvero qualcosa di completamente inutile che non portava alcun tipo di guadagno spirituale.
Ma ora Paolo considera come tanta spazzatura non solo quelle cose ma OGNI COSA.
Egli ha RINUNCIATO A TUTTO, L'UNICA COSA CHE VALE LA PENA GUADAGNARE E' L'ECCELLENZA DELLA CONOSCENZA DI CRISTO GESU'.
Il punto di partenza di questa conoscenza è avere la certezza di essere trovati in Cristo e di non avere da portare davanti a Dio altra giustizia se non la giustizia di Dio che si ha mediante la fede in Cristo.
Ma questa conoscenza è solo l'inizio. Paolo non si accontenta di questo, la sua meta è arrivare all'ECCELLENZA DELLA CONOSCENZA ovvero a una CONOSCENZA ECCELLENTE DI CRISTO. E' evidente che non parla di una conoscenza meramente storica ma profonda e spirituale.
Lo scopo di rinunciare a tutto, guadagnare Cristo e ottenere la giustizia di Dio che si basa sulla fede è il seguente:
1.conoscere Cristo,
2. potenza della sua resurrezione,
3. la comunione alle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte.
La celeste chiamata di Dio in Cristo Gesù è afferrare queste cose (per le quali siamo già stati afferrati da Cristo) mentre ci apprestiamo a giungere alla resurrezione dei morti nel miglior modo possibile.
Ancora una volta, come per l'esercizio della pietà nella prima lettera a Timoteo, il paragone è quello sportivo. Ci vuole da parte nostra la determinazione di voler ottenere questa ECCELLENTE CONOSCENZA senza scoraggiarsi lasciandosi alle spalle il passato, le cadute, gli
insuccessi, proseguiamo la corsa, non smettiamo di correre.
La nostra meta della chiamata celeste è riassunta in questi tre punti:
1. conoscere Cristo
la nostra aspirazione dev'essere quella di accrescere in noi la consapevolezza e l'apprezzamento per la persona di Cristo, per le ricchezze che abbiamo ottenuto in lui, per la sua gloria, la sua
grandezza, la dimensione del suo amore.
2. la potenza della sua resurrezione
la resurrezione di Cristo è la nostra potenza. La potenza del Cristo Risorto vive in noi per guidarci nel compiere la volontà di Dio mediante lo Spirito Santo che abbiamo ricevuto. Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi (Atti 1). Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque. (Mt 28). Siamo consapevoli di questa ricchezza che abbiamo ricevuto quando Dio ci chiama a fare la sua volontà?
3. la comunione alle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte
L'aspirazione suprema di un figlio di Dio è poter avere l'onore di soffrire per Cristo come Cristo ha sofferto per noi. Questo non vuol dire cercare contese per farsi perseguitare. Ma crescendo in noi le realtà descritte nei punti precedenti non saremo delle piante sterili
ma pieni di zelo per le cose di Dio. Compiere la volontà di Dio può far soffrire il nostro corpo, può essere causa di sofferenza interiore o addirittura provocare una persecuzione esterna nei nostri confronti.
Tutto questo non dev'essere motivo di tristezza ma di suprema gioia nell'avere l'onore di poter soffrire e/o morire come il nostro Signore.

Paolo stesso non si credeva di aver già ottenuto questa conoscenza ECCELLENTE di Cristo ed esorta se stesso e tutti i credenti a non tirarsi indietro e coltivare il desiderio di raggiunger questa meta ciascuno dal punto in cui è arrivato.

giovedì 16 luglio 2009

LA PIETA'

ma rifiuta le favole profane e da vecchie, esercitati (allenati)
invece alla pietà, perché l'esercizio fisico è utile a poca cosa,
mentre la pietà e utile ogni cosa avendo la promessa della vita
presente e della vita futura. (1Tim 4:8)

COS'E' LA PIETA'
il termine tradotto con pietà può essere anche tradotto come devozione.
Nel termine originario la pietà non è semplicemente una pratica
esteriore ma un atteggiamento interiore che si rispecchia di rimando
nella pratica esteriore.
Questo atteggiamento interiore ha come fondamento tre componenti:
il timore di Dio
la consapevolezza dell'amore di Dio
il desiderio di Dio
Un uomo o una donna di Dio che coltiva nel suo cuore la percezione
delle prime due realtà, accrescerà la sua sete di Dio e avrà di
rimando una vita pura.
Pensando ad una vita pietosa pensiamo di solito ad un comportamento
ineccepibile, ma una vita pietosa è prima di tutto un rapporto
personale con Dio. Molte persone possono esercitarsi nella buona
condotta ma senza avere un rapporto di pietà (devozione) con Dio.
Dio vuole che siamo persone pietose.

La Parola ci parla della pietà di Enoc con poche parole:
Enoc camminò con Dio (Genesi 5)
Enoc piaceva a Dio (Ebrei 11)
Enoc predicava la venuta del Signore (Giuda)
Nel libro della Genesi Dio non ci spiega cosa Enoc facesse per
camminare con lui. Non c'è scritto semplicemente che camminava secondo
Dio ma che camminava con Dio, mano nella mano, a fianco di Dio,
insomma si parla di un rapporto intimo tra Enoc e Dio,per questo Dio
lo portò via con sè.
L'autore della lettera agli Ebrei ci spiega che Enoc piaceva a Dio
perché Egli aveva una forte consapevolezza di chi è Dio e si accostava
a lui in piena certezza di fede. In altre parole: temeva Dio, era
consapevole dell'amore di Dio e desiderava Dio (= si accostava a lui).
Solo nella ultime pagine della Bibbia veniamo a sapere cosa ha fatto
Enoc. Ma questo ha quasi un'importanza secondaria nel definire la sua
devozione a Dio. E' una conseguenza. Ma ciò che Dio gradiva era il
rapporto che c'era tra di loro.

LA PIETA' RICHIEDE ALLENAMENTO
Nel passo di apertura viene infatti paragonata all'allenamento
sportivo. Se lo sport è utile a poca cosa dal punto di vista
dell'eternità perché può rinvigorire il nostro corpo solo per un certo
tempo della vita terrena, l'allenamento della pietà è di utilità
eterna perché in essa sono le promesse della vita presente e della
vita futura. Come lo sport per far questo ci vuole impegno
(responsabilità personale), un allenatore (lo Spirito Santo) e molta
pratica.
Gran parte di questa pratica, trattandosi di un rapporto con Dio, va
giocata con la Parola di Dio (la conoscenza della verità è conforme
alla pietà, Tito 1:1), non per approfondire una conoscenza
intellettuale delle realtà bibliche, ma per crescere il nostro timore
di Dio, la nostra consapevolezza del suo amore e accrescere in noi il
desiderio di Dio con la guida dello Spirito Santo.
La Parola di Dio va ascoltata (nei messaggi), letta (lettura
dell'intera bibbia), studiata (andare in profondità su un certo
tema), memorizzata e meditata (meditare = mormorare, lamentarsi o parlare a sé stessi. Ciò che memorizziamo va meditato giorno e notte e le nostre meditazioni scritte ci possono aiutare a coglier qualcosa in più).

Lo scopo dell'allenamento è "guadagnare" la pietà: la pietà con animo contento del proprio stato è un gran guadagno (1 Tim 6:6).