domenica 15 marzo 2009

Il Manuale dei Sacrifici

I primi sette capitoli del Levitico possono essere intitolati “il manuale dei sacrifici”. Per non smarrirsi nella lettura di questo manuale è necessario capire come è stato strutturato.
Innanzi tutto dobbiamo partire dal titolo di questo manuale che, come spesso accade nei testi biblici, è messo alla fine anziché all’inizio come ci verrebbe naturale pensare. In Levitico 7:37 (numerazione della traduzione “nuova riveduta”) leggiamo infatti: “Questa è la legge dell’olocausto, dell’oblazione, del sacrificio espiatorio, del sacrificio per il peccato, della consacrazione e del sacrificio di riconoscenza: legge che il SIGNORE diede a Mosè sul monte Sinai il giorno che ordinò ai figli d’Israele di presentare le loro offerte al SIGNORE nel deserto del Sinai” . Vengono dunque descritti al popolo d’Israele cinque modi per fare offerte al SIGNORE:
  1. L’OLOCAUSTO
  2. L’OBLAZIONE
  3. IL SACRIFICIO ESPIATORIO PER IL PECCATO (INVOLONTARIO)
  4. IL SACRIFICIO DELLA CONSACRAZIONE O PER LA COLPA RIGUARDO A CIO’ CHE DEV’ESSERE CONSACRATO
  5. IL SACRIFICIO DELLA RICONOSCENZA O DEL RINGRAZIAMENTO
Un’altra cosa da capire è che questo manuale è diviso in due parti: la prima per tutto il popolo (1:2 “parla ai figli d’Israele”) e la seconda per i sacerdoti (6:2 “ad Aronne e ai suoi figli”). In entrambe le sezioni si parla di questi sacrifici ma in una piuttosto che nell’altra se ne approfondiscono gli aspetti che possono interessare l’uomo del popolo piuttosto che il sacerdote. Compreso questo, la nostra lettura dovrebbe risultare semplificata.
L’OBLAZIONE consiste in una presentazione di grano od orzo preparati in diverse maniere. E’ l’unico sacrificio che non prevede la morte di un animale (incruento) e quasi sempre accompagnava un sacrificio con spargimento di sangue (cruento).
L’OLOCAUSTO E IL SACRIFICIO DI RINGRAZIAMENTO hanno alcuni aspetti in comune. Per esempio entrambi non sono sacrifici per il perdono dei peccati ma per così dire sacrifici di consacrazione a Dio. Nel primo caso si dedicava (bruciandola sull’altare) la vittima dell’offerta completamente a Dio, nel secondo caso si presentava a Dio un’offerta incruenta (es. la decima) abbinata ad un sacrificio la cui vittima, dopo aver fatto bruciare sull’altare grasso e interiora, veniva in parte mangiata dal sacerdote e in parte dalla famiglia del sacrificatore in luogo sacro. Questi due sacrifici prevedono lo spargimento di sangue, ma solo all’esterno del tabernacolo nella regione dell’altare.
IL SACRIFICIO PER IL PECCATO E QUELLO PER LA COLPA erano invece sacrifici per il perdono dei peccati. Quello per il peccato era un sacrificio che copriva solo i peccati involontari. Se questo peccato aveva coinvolto il sacerdote o l’intera comunità il sangue della vittima veniva sparso fin dentro alla tenda di convegno di fronte alla cortina, se invece aveva coinvolto uno dei capi o qualcuno del popolo il sangue veniva sparso solo nei pressi dell’altare. Il sacrificio per la colpa veniva fatto invece nei casi di appropriazione indebita nei confronti di un uomo o nei confronti di Dio (cap.5) prevedeva la restituzione del dovuto e il sangue della vittima veniva sparso solo nei pressi dell’altare.
Per tutti gli altri peccati “volontari” per deliberata ribellione nei confronti di Dio, non c’era sacrificio fino al giorno dell’espiazione (Le16) e il peccatore poteva solo fare appello unicamente alla compassione di Dio (come Davide nel salmo 51:1,3,16-17).
LA FESTA ANNUALE DELLE ESPIAZIONI (Le16) era l’unico momento in cui il sangue del sacrificio arrivava al di là della cortina direttamente alla presenza del SIGNORE e bagnava il propiziatorio cioè il coperchio dell’arca che copriva la legge. In quell’occasione tutti i peccati della nazione venivano perdonati (v.16) e allontanati nel deserto tramite il capro espiatorio destinato ad Azazel.
La carne dei sacrifici per il perdono dei peccati restava come cibo per il sacerdote tranne nei casi in cui il sangue della vittima fosse entrato nella tenda di convegno (6:17-23). Il corpo di una tale vittima andava interamente bruciato fuori dall’accampamento. In Ebrei 13:11-15 Gesù viene paragonato al corpo del sacrificio del giorno delle espiazioni che santifica tutto il popolo. Anche noi veniamo esortati ad andare a lui e, seguendo il suo esempio, ad essere anche noi dei sacrifici viventi (Rm 12) offrendo a Dio i nostri corpi per fare il bene e le nostre labbra per lodarlo e confessare il suo nome (Eb 13:15).
Come leggiamo in Ebrei 10, Cristo è venuto per sostituirsi a tutti questi “sacrifici, offerte, olocausti, sacrifici per il peccato che sono offerti secondo la legge” (v.8) che non erano in grado di soddisfare la giustizia di Dio (se non tramite la fede nel Cristo venturo) né tanto meno di sgravare la coscienza del peccatore dal proprio peccato.
Egli con un’unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati.(v.14)

mercoledì 4 marzo 2009

La preghiera del giusto e la risposta del Signore degli Eserciti

Gli ultimi tre capitoli del libro di Isaia riportano in profezia la preghiera di un popolo deportato che si rivolge a Dio nella speranza della liberazione e la risposta di Dio a tale invocazione.

Questa preghiera parte con un’invocazione del ricordo delle bontà di Dio nel tempo passato (63:7-14). Senza una tale premessa nessun credente potrebbe accostarsi con fede per fare una qualsiasi richiesta a Dio. Il ricordo delle sue bontà, invece, riempie il nostro cuore di speranza sapendo che come Dio è intervenuto potentemente in passato così interverrà ancora per aiutarci nel futuro. Le bontà rievocate dal profeta riguardano la grande liberazione che il Signore degli Eserciti attuò per il popolo d’Israele ai tempi di Faraone. In questi versetti ben tre volte viene nominato lo Spirito Santo:
v.10 “essi contristarono lo Spirito santo”. Lo Spirito Santo si rallegra o rattrista in base al comportamento del credente. Questo ci rimanda ad Ef 4:25-32. Allora lo Spirito Santo abitava in mezzo al popolo di Dio (Is 63:11) oggi abita nel cuore stesso del credente, eppure oggi come allora Egli gioisce o s’indigna in base alla condotta del cristiano.
v.11-12 “fece andare il suo braccio glorioso”. Lo Spirito Santo ha tutta la potenza necessaria a compiere le opere di Dio. Questa forza è oggi una risorsa presente in ogni figlio di Dio. (At 1:8)
v14 “lo Spirito del Signore li condusse al riposo”. Lo Spirito Santo è per noi la guida di Dio in tutta la verità (Giov 16:12).

La preghiera di Isaia si volge quindi alla misera condizione del popolo: v19 “noi siamo diventati come quelli che tu non hai mai governati, come quelli che non portano il tuo nome!” e si conclude con la richiesta di un intervento diretto da parte di Dio: v.64:1 “Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi!”.

Dio non manca di rispondere a questa preghiera e la sua risposta può essere riassunta così (Is 65:8-12): “Come quando si trova del frutto in un grappolo, si dice: non lo distruggere perché lì c’è una benedizione”, così farò io per amore dei miei servi, e non distruggerò tutto. Io farò uscire da Giacobbe una discendenza e da Giuda un erede dei miei monti; i miei eletti possederanno il paese, i miei servi vi abiteranno... Ma voi che abbandonate il Signore... io vi destino alla spada”. C’è un residuo fedele (Rm11) che benché partecipi alla punizione del popolo ne sopravviverà per entrare in gloria nei “nuovi cieli e nuova terra” (Is 65:17-66:22) che Dio ha preparato per coloro che lo amano.

(-fine-)