Il profeta Isaia inizia il suo servizio di profeta in un momento imprecisato del regno di Uzzia re di Giuda (790-739 a.C.) (capitolo 1) probabilmente alla sua morte (739) (capitolo 6) e prosegue sicuramente fino alla morte di Sennacherib re d’Assiria (681) (capitolo 37) avvenuta ai tempi di Ezechia re di Giuda. Il suo servizio è dunque durato almeno 40 anni.
Isaia era sposato con una donna (8:3) dalla quale ebbe due figli. Il primo si chiamava “Un residuo ritornerà” (7:3) il cui nome era una consolazione per il re Acaz il quale temeva la coalizione siro-israelita (2Re16:5). Il secondo si chiamava “Affrettate il saccheggio, presto al bottino” (8:3) che nel suo nome annunciava la sconfitta di questa coalizione da parte dal re di Assiria. Isaia e la sua famiglia erano per Giuda un presagio degli eventi futuri con i loro nomi e con la loro vita (8:18;20:3 nel quale Isaia viene fatto camminare mezzo nudo per simboleggiare la presa dell’Etiopia e dell’Egitto da parte dell’Assiria). Isaia parla poi di un terzo figlio “Dio con noi”, Emmanuele (7:14). Egli non è figlio di Isaia, ma figlio di Giuda (8:8). Egli nascerà da una vergine e porterà la luce in Israele partendo dalla Galilea (8:23), sulle sue spalle riposerà il dominio e sarà chiamato con nomi ineffabili come Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace (capitolo 9). Egli, ripieno dello Spirito di Dio giudicherà l’ingiustizia e governerà da Israele tutte le nazioni (capitolo11).
Abbiamo diviso il libro di Isaia in tre principali blocchi.
Il primo blocco dal capitolo 1 al 35 ha come tema ricorrente il castigo di Dio: Dio inizia riprendendo e giudicando il suo popolo. Samaria è destinata a cadere nelle mani dell’Assiria a causa del suo peccato da cui non si ravvede. Giuda viene prima preservata dall’attacco dell’alleanza tra Siria e Samaria, poi dall’invasione dell’Assiria, ma non potrà resistere alla deportazione di Babilonia. Il giudizio di Dio parte dal suo popolo per poi estendersi a tutte le nazioni. Gli oracoli di Isaia parlano del giudizio immediato e finale di tutte le nazioni (capitoli 13-24) e al capito 24 viene annunciato il giudizio di tutto il mondo. Tuttavia il castigo di Dio è a più riprese messo in contrasto con il regno di gloria e prosperità che egli ha riservato per tutti coloro che vogliono fare la pace con lui (Isaia 27:5). Non ci siamo soffermati sui singoli giudizi di ogni nazione ma abbiamo fatto qualche riflessione su Babilonia per l’importanza simbolica, spirituale ma anche politica che questa nazione riveste nelle Scritture e quindi nella storia dell’umanità.
Il secondo blocco è costituito dai capitoli 36-39 e fa da ponte tra il primo e il terzo blocco. Questa porzione biografica del re Ezechia illustra come alcune profezie di siamo realizzate quando Isaia era ancora in vita e descrive l’orgoglio spirituale di Ezechia che precederà la cattività Babilonese. Isaia non era più in vita ai tempi della deportazione in Babilonia eppure la descrisse anticipatamente.
Il terzo blocco (40-66), benchè scritto prima dell’esilio, sembra essere stato scritto ad un popolo già deportato per consolarlo ed annunciargli un’imminente liberazione con dovizie di particolari. Meraviglia di leggere il nome di Ciro (capitoli 44-45) 150 anni prima della sua venuta, quando egli non era ancora nel grembo della madre ma solo nei pensieri di Dio dove Egli lo predestinava a liberare il suo popolo dalla prigionia Babilonese. Ciro è descritto come un unto un messia. Ma Isaia volge la sua visione oltre questa grande liberazione politica. Dio nei primi capitoli di questo blocco viene descritto in tutta la sua superiorità al cospetto di tutti gli idoli della terra, come colui che solo può annunciare le cose prima che germoglino. E tra queste cose c’è la venuta di un servo di Dio, che non sarà solo un liberatore politico per Israele ma la luce per tutte le nazioni (capitolo 42,49,50,52,53). Ci siamo dunque lungamente soffermati sui versetti 52:13-53:12 per l’importanza del messaggio che contengono: essi infatti annunciano anticipatamente il tema salvifico del vangelo parlando della gloria del servo, della sua estrema umiliazione, della sua scelta volontaria di sostituirsi al peccatore, della sua morte vicaria, della sua vittoria sulla morte tramite la resurrezione. Il servo sofferente diventa per questo oggetto di ammirazione da parte di tutte le nazioni e riceve da Dio un popolo in premio e una gloria superiore a quella che gli apparteneva prima che accettasse la chiamata di Dio per essere l’espiazione dei peccati degli uomini. Dal capitolo 54 al 66, infine la visione si volge alla restaurazione finale di Israele che avverrà per mano di quel Servo, da donna ripudiata e abbandonata dopo essere passata per il giudizio Israele sarà gloriosa su tutte le nazioni. Saranno questi i capitoli oggetto dei nostri prossimi studi.
Applicazioni:
• Dio odia il peccato ma è pronto a sacrificarsi per
chi si pente e desidera fare la pace con lui.
• La sofferenza precede la gloria. Questo
principio si applica ad Israele, al Cristo e alla
vita del cristiano.
mercoledì 19 novembre 2008
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